Anche i pesci bevono!

Per ogni organismo vivente l’acqua è un bene prezioso e anche animali come i pesci, che vivono costantemente immersi in questo liquido, hanno bisogno di berla.

Trovi il mio articolo sul sito di BioPills:

https://www.biopills.net/articoli/news-e-curiosita/curiosita/i-pesci-bevono/

“Jude il candido” – Julian Gough

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Recensione libro

La prima cosa che ha attirato la mia attenzione è la buffa copertina di questo libro. Le origini irlandesi dell’autore (una parte del mio cuore è in quella terra magica) e il paragone con il grande Douglas Adams (autore di “Guida galattica per autostoppisti“) hanno avvalorato la mia scelta di estrarlo dall’infinita e sempre in crescita lista di “libri da leggere”.

Jude è un ragazzo che vive in un orfanotrofio di Tipperary e la sua vita sembra destinata a rimanere tra quelle mura.
Al compimento del suo diciottesimo anno di età sta per scoprire il grande segreto della sua nascita quando un susseguirsi di eventi paradossali lo travolgono, portandolo a vivere una bizzarra e inarrestabile avventura che ha inizio con la necessità improrogabile di svuotare la vescica.

L’autore stesso afferma che questo libro è stato il “tentativo di scrivere il più serio libro comico del millennio“. A mio parere è perfettamente riuscito nell’intento, giudicando politica, religioni e la maggioranza degli argomenti più spinosi della nostra modernità con esilarante perfidia senza mai cadere nel banale.
L’innocenza e il candore di Jude stonano a contatto con il mondo. Il suo viaggio parte da Tipperary per poi arrivare alla grande capitale Dublino, passando da Galway.
Jude si innamorerà per la vita, troverà la saggezza in un pesce, salverà molte persone dalla schiavitù in groppa ad un cammello e boccheggerà tra le acque vorticose di un ghiacciaio in scioglimento dove un uomo famoso dimenticato da tutti ha costruito la sua casa.
Questo e molto altro capiterà al nostro eroe, orfano irlandese con un grande segreto riguardante la sua nascita del quale è rimasto solo un frammento di carta salvato dalle fiamme:
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anal
iante.”

Il paragone tra i due autori, Gough e Adams, sembra un po’ azzardato, ma devo ammettere che lo scrittore irlandese ha retto molto bene il confronto, nonostante “Guida galattica per autostoppisti” ha quel qualcosa in più che in questo romanzo Julian Gough non mi ha saputo trasmettere.

“Uno dei due” – Fabrizio Nava

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Recensione libro

Jack Franzini (boss della malavita) ed Edwin Chester (il suo ex braccio destro) sono i due protagonisti principali di questo romanzo, uniti da un’accesa rivalità che potrà terminare solo con la vittoria di uno dei due.
Tutto ha inizio quando Edwin prende la decisione di uscire dalla ragnatela di attività illegali gestite dal suo capo, ma Jack non prende bene la scelta del suo più stretto collaboratore e decide di fargliela pagare. Sfruttando la sua influenza e le sue conoscenze cerca di averla vinta ma Edwin riesce a tenergli testa, giocando di ingegnosa astuzia.

Lo scontro continua pagina dopo pagina con ritmo incalzante e con colpi di scena inaspettati. Il passato si intreccia con il presente ma solo con la conclusione ci sarà permesso di vedere il quadro nella sua completezza.

Perché nulla è tutto bianco o nero; la realtà è piuttosto un continuo digradare tra le infinite sfumature del grigio.
Ma se il bianco è l’insieme di tutti i colori e il nero l’assenza dei medesimi, si può immaginare che tra il bianco e il nero si dispongano non le diverse gradazioni di grigio, bensì tutte le singole tonalità dell’iride. Un invito, tra le righe, a colorare i nostri giorni, a trasformare il grigiore della quotidianità nell’arcobaleno della vita.

Il messaggio che questo libro mi ha passato è che tutti possiamo scegliere, tutti possiamo avere delle seconde occasioni. Bisogna solo avere coraggio: coraggio per coglierle, coraggio per fare pace con il passato, coraggio per lottare e costruirsi un futuro migliore.

Ad una recente conferenza sulle scienze forensi ho avuto il piacere di conoscere lo scrittore, Fabrizio Nava. Durante la presentazione dei suoi libri sono stata colpita dalla sua curiosità e dalla sua voglia di rendere i suoi romanzi il più realistici possibili, curando i particolari grazie ad interviste con esperti nel campo dell’ investigazione.

Uno dei due è il primo di una trilogia.
Il secondo è arrivato nelle mie mani in un bar, insieme ad un buon caffè, un paio di pasticcini e una dedica speciale. Ora è sul mio comodino e io sono pronta ad iniziare una nuova avventura tinta di giallo.

Vikings

Recensione prima stagione – 9 episodi

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Scandinavia, 793 d.C.

I vichinghi sono guerrieri norreni, originari della Scandinavia e della Danimarca.

Ragnar Lodbrock vive in una fattoria con sua moglie Lagertha e i suoi due figli: Bjorn e Gyda. Durante il periodo estivo si dedica alle razzie nelle terre orientali, eseguendo gli ordini del conte Haraldson. Ormai, però, in quelle terre dove tutti gli anni si recano, non c’è più molto da derubare.
Ragnar è convinto che andando ad Ovest troveranno altre terre, piene di tesori e ricchezze, ma il conte non dà il suo consenso per affrontare questo viaggio. Coinvolgendo suo fratello Rollo, organizza da solo la spedizione verso ovest, chiedendo a Floki, bravo falegname e costruttore di navi, di fargliene una degna per quella spedizione.
Ci ritroviamo, così, nel corso delle puntate, a seguire Ragnar nelle sue avventure ad occidente, alla ricerca di nuove terre da conquistare e tante ricchezze da portare a casa.

Il tempo va avanti veloce, gli anni scorrono nell’arco di pochi episodi ma non è pesante ne difficile starci dietro. Io trovo, anzi, che questo renda il tutto più dinamico.

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Ragnar, il vichingo protagonista dagli occhi di ghiaccio, è ispirato a due figure della storia: una semi-leggendaria e l’altra, invece, realmente esistita.
La figura semi-leggendaria è quella di un certo Ragnar Lodbrok ( o Lothbrock) che ha regnato su Svezia e Danimarca nella seconda metà del IX secolo. Non vi sono documenti che ne verifichino la sua reale esistenza, per questo viene considerato di più come un mito che come realtà.
Un omonimo, però, sembra che sia realmente esistito in quel periodo: era un militare danese e sembra essere stato conte alla corte di Re Horik I di Danimarca.

Nelle Gesta Danorum, lo storico medievale danese Saxo Grammaticus cerca di ricostruire la storia nazionale della Danimarca, utilizzando anche il particolare punto di vista Scandinavo. Le Gesta Danorum sono raccolte in 16 volumi e nei primi 9 sono presenti anche le nozioni sulla mitologia norrena.
In questi volumi è presente la figura semi-leggendaria di Ragnar Lodbrok. Lo scrittore, per cercare di ricostruire la vita di questo vichingo, cerca di far conciliare miti e leggende con eventi storici, ma questo processo risulta quasi impossibile e molte delle gesta che vengono attribuite a Ragnar sono in realtà state svolte da altri personaggi storici, di più sicura e confermata esistenza.Vikings-Katheryn-Winnick-as-Lagertha-02

Nel nono volume è presente Lagherta, donna guerriero e prima moglie di Ragnar. Ragnar, affascinato fin da subito dalle capacità della donna in battaglia la chiede in moglie, ma Lagherta decide di metterlo alla prova mettendo contro di lui un orso e un grosso cane. Ragnar trafiggee l’orso con un arpione e strangola il cane a mani nude, ottenendo così la mano di Lagherta dalla quale ebbe tre figli: un maschio e due femmine.

 

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In un altro testo, il manoscritto islandese anonimo Landnámabók ( abbreviato anche in Landnáma) viene descritto in dettaglio la conquista dell’Islanda da parte dei Vichinghi (IX e X secolo). In queste pagine appare anche la figura di Floki, navigatore vichingo, il primo ad aver raggiunto l’Islanda.

 

 

 

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Rollo nella serie televisiva è il fratello di Ragnar, ma nella realtà sembra non esserci nessun collegamento fraterno tra i due. La storia di Rollo, inoltre, sembra avere fondamenta storiche più valide rispetto alle altre precedentemente citate, le quali si basano anche su fatti raccontati nelle leggende nordiche.
Rollo, conosciuto con il nome di Rollone, è stato un condottiero normanno, conte dei Normanni e conte di Rouen (Francia).

Secondo la Saga di Harald Harfager, scritta dallo storico islandese Snorri Sturluson, Rollo era soprannominato “Il Camminatore” a causa della sua enorme stazza che non gli permetteva di usare nessuna cavalcatura. Più recentemente, però, si pensa che il soprannome sia dovuto al fatto che, prima di stabilirsi sulla Senna, abbia viaggiato parecchio andando dalla Scandinavia alle Isole Britanniche e approdando anche sulle coste del Mare del Nord.

Nonostante queste conoscenze, la serie televisiva non gli dà giustizia (almeno in questa prima stagione).

Nel corso delle puntate la presenza degli Dei di questo popolo nordico è costante. I più nominati sono:
Thor, Dio del tuono, del fulmine e della tempesta. Lo si sente nominare spesso soprattutto durante i viaggi in mare, quando le onde sono molto alte e le imbarcazioni le infrangono agitandosi pericolosamente. Figlio di Odino, è molto amato dai vichinghi, infatti si definivano il Popolo di Thor.
Odino è il Re degli Dei, il più antico, il creatore del mondo e di tutte le cose. È il dio della guerra (decide lui le sorti della battaglia, chi deve morire e chi deve vincere), della poesia (nelle leggende si narra che parlasse sempre in versi) e della magia (della quale è il patrono). Viene chiamato anche Dio Viandante e viene rappresentato con un cappello dalla tesa larga e un mantello. Possiamo vedere bene la sua figura nel primo episodio di Vikings dove appare come un anziano girovago vestito tutto di nero.
Freyja è considerata la dea dell’amore sessuale, della fertilità, della seduzione e della bellezza. Viene pregata dalle donne per concepire figli e in suo onore vengono svolti sacrifici per rendere fertile il terreno da coltivare.

La sigla di “Vikings” l’ho trovata spettacolare. L’inquadratura che guarda dai fondali marini verso la superficie, dove galleggiano le navi vichinghe è la mia preferita, tetra nella sua bellezza.
La colonna sonora è “If I had a Heart” di Fever Ray. La sua presenza nella mia playlist è stata fonte di ispirazione per la stesura di questo articolo.

Il GGG : il Grande Gigante Gentile

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“Era l’ora delle streghe: quando arriva l’orco, quando le persone spariscono. Le ragazze dicono che l’ora delle streghe è a mezzanotte. Secondo me, invece, è alle tre di notte, quando io sono l’unica ancora sveglia, come sempre, come adesso.
Mai scendere dal letto.
Mai avvicinarsi alla finestra.
Mai guardare dietro la tenda.”

Sophie è una bambina che vive in un orfanotrofio di Londra. Nel cuore della notte, non riuscendo a dormire, vede fuori dalla finestra un enorme gigante. Presa dalla paura corre a rintanarsi sotto le coperte ma la mano enorme dell’essere l’afferra e la porta via con se, nel Paese dei Giganti per evitare che la bambina racconti ai suoi simili della sua esistenza.
Il nome del gigante è GGG, acronimo di Grande Gigante Gentile: simpatico, buono e con un linguaggio strambo. Si nutre di cetrionzoli,  unici ortaggi che crescono nel suo mondo, dall’aspetto orribile e con un odore nauseabondo. Al posto dell’acqua beve lo sciroppio che con le bolle direzionate verso il basso, fa fare tanti petocchi. Con il suo retino va a caccia di sogni, donati poi ai bambini addormentati nel cuore della notte.
Ma nel paese dei giganti, il GGG è unico nel suo genere. I suoi simili sono dei veri mostri, essere giganteschi divoratori di bambini.
Sophia, insieme al GGG, elabora un piano per fare in modo di evitare la sparizione di altri bambini innocenti, arrivando a coinvolgere la regina di Inghilterra.

713BBKczbULQuesto film di animazione è del 2016, diretto e prodotto dal grande Steven Spielberg (regista di molti altri film tra cui E.T., Indiana Jones, Jurassic Park).
La storia è basata sul romanzo dello scrittore britannico Roald Dahl. Prima di questa recente versione, nel 1989 era stato prodotto un film di animazione, rilasciato in videocassetta con il titolo “Il mio amico gigante”.

Guardare questa rivisitazione sul grande schermo dopo tanti anni mi ha fatto emozionare. “Il mio amico gigante”, però, rimane il mio preferito non solo perché è un legame con la mia infanzia ma soprattutto perché è molto più inerente al libro, cosa a cui io tengo particolarmente.

Nel recente film appare un personaggio del quale non si legge tra le pagine del libro e ha cambiato un po’ la storia. Il personaggio in questione è un bambino umano che abitava con il GGG prima di Sofia ma è stato poi mangiato dagli altri giganti carnivori. L’unica rilevanza vera e propria che ha nella storia è la presenza nella sua stanza di un ritratto della Regina Elisabetta, oggetto che fa venire in mente a Sofia il piano contro i giganti divoratori di bambini. Oltre a questo porta solo un velo di tristezza inutilmente, una cosa che io non ho apprezzato.

Anche il passaggio nel mondo dei sogni è differente, utilizzando lo specchio d’acqua come una porta di ingresso per un altro mondo. Questo dettaglio, rispetto al precedente, ha dato un tocco magico ulteriore e con gli effetti dell’era digitale è stato reso alla perfezione, senza cambiare la storia.

Anche nel cartone è presente un’apparizione che non è frutto della hqdefaultmente di Dahl ma che mi avrebbe fatto piacere rivedere nel nuovo film. Si tratta di un piccolo roditore che vive nella casa del GGG. È un personaggio che non ha un ruolo fondamentale nella storia, appare solo in alcune scene ma la sua presenza ha donato un tocco in più di comicità e dolcezza.

Libro, cartone e film differiscono tutti in una cosa: il finale. Questo, però, lo lascio scoprire a voi… Buona lettura e buona visione!

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“Il mio amico gigante” -1989-

Classe: Arachnida Ordine: Amblypygi

Engorgio

“Harry Potter e il calice di fuoco”

Non so quante volte ho visto i film di Harry Potter e ogni volta che arrivo a questa scena mi chiedo sempre: ma quel ragno è reale oppure inventato?
So che suona un po’ strano ma io tendo ad essere molto curiosa e a concentrarmi su questi piccoli particolari. Dopotutto, trattandosi di film dove la magia e i mostri sono all’ordine del giorno, non si può dare nulla per scontato.

Curiosando sul web sono riuscita finalmente a dare una risposta alla mia domanda e, come avrete capito dal titolo, si tratta di un’aracnide appartenente all’ordine degli Amblypygi.

Amblypygi

Gli Amblypygi hanno largo cefalotorace, un corpo appiattito e sono privi di appendice caudale (non hanno la coda).
La maggior parte delle specie presenta otto occhi: un paio mediano e due gruppi da tre occhi posizionati lateralmente.
Hanno otto zampe ma per la locomozione ne usano solo sei. Il paio di zampe anteriore è usato soprattutto come antenne sensoriali, infatti sono molto più lunghe e sottili all’apice. Quando rilevano la presenza di una preda, la catturano e l’avvicinano ai pedipalpi, delle appendici composte da vari segmenti che presentano una superficie spinosa, adatta a immobilizzare la preda per poi essere mangiata. Questi pedipalpi possono essere o corti e tozzi oppure con una struttura più allungata.

Le prede preferite degli Amblypygi sono artropodi, ma in alcuni casi si è osservato che si nutrono anche di vertebrati.

Quando la femmina depone le uova, le trasporta in una tasca ventrale presente sul suo addome. Quando le uova si schiudono, i piccoli si arrampicano sul dorso della madre rimanendo attaccati fino alla loro prima muta. Se cadono prima del passaggio di questo periodo, non riusciranno a sopravvivere.

Nonostante il loro aspetto non sia molto carino, sono innocui per l’uomo in quanto non possiedono pungiglione o veleno.
Il nome Amblypygi significa “blunt ramp” (coda smussata) e sono anche definiti come whip spider (“whip” significa frusta, flagello ; “spider” ragno) o tailless whip scorpions (“tailless” significa senza coda e “scorpion” scorpione).