Vikings

Recensione prima stagione – 9 episodi

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Scandinavia, 793 d.C.

I vichinghi sono guerrieri norreni, originari della Scandinavia e della Danimarca.

Ragnar Lodbrock vive in una fattoria con sua moglie Lagertha e i suoi due figli: Bjorn e Gyda. Durante il periodo estivo si dedica alle razzie nelle terre orientali, eseguendo gli ordini del conte Haraldson. Ormai, però, in quelle terre dove tutti gli anni si recano, non c’è più molto da derubare.
Ragnar è convinto che andando ad Ovest troveranno altre terre, piene di tesori e ricchezze, ma il conte non dà il suo consenso per affrontare questo viaggio. Coinvolgendo suo fratello Rollo, organizza da solo la spedizione verso ovest, chiedendo a Floki, bravo falegname e costruttore di navi, di fargliene una degna per quella spedizione.
Ci ritroviamo, così, nel corso delle puntate, a seguire Ragnar nelle sue avventure ad occidente, alla ricerca di nuove terre da conquistare e tante ricchezze da portare a casa.

Il tempo va avanti veloce, gli anni scorrono nell’arco di pochi episodi ma non è pesante ne difficile starci dietro. Io trovo, anzi, che questo renda il tutto più dinamico.

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Ragnar, il vichingo protagonista dagli occhi di ghiaccio, è ispirato a due figure della storia: una semi-leggendaria e l’altra, invece, realmente esistita.
La figura semi-leggendaria è quella di un certo Ragnar Lodbrok ( o Lothbrock) che ha regnato su Svezia e Danimarca nella seconda metà del IX secolo. Non vi sono documenti che ne verifichino la sua reale esistenza, per questo viene considerato di più come un mito che come realtà.
Un omonimo, però, sembra che sia realmente esistito in quel periodo: era un militare danese e sembra essere stato conte alla corte di Re Horik I di Danimarca.

Nelle Gesta Danorum, lo storico medievale danese Saxo Grammaticus cerca di ricostruire la storia nazionale della Danimarca, utilizzando anche il particolare punto di vista Scandinavo. Le Gesta Danorum sono raccolte in 16 volumi e nei primi 9 sono presenti anche le nozioni sulla mitologia norrena.
In questi volumi è presente la figura semi-leggendaria di Ragnar Lodbrok. Lo scrittore, per cercare di ricostruire la vita di questo vichingo, cerca di far conciliare miti e leggende con eventi storici, ma questo processo risulta quasi impossibile e molte delle gesta che vengono attribuite a Ragnar sono in realtà state svolte da altri personaggi storici, di più sicura e confermata esistenza.Vikings-Katheryn-Winnick-as-Lagertha-02

Nel nono volume è presente Lagherta, donna guerriero e prima moglie di Ragnar. Ragnar, affascinato fin da subito dalle capacità della donna in battaglia la chiede in moglie, ma Lagherta decide di metterlo alla prova mettendo contro di lui un orso e un grosso cane. Ragnar trafiggee l’orso con un arpione e strangola il cane a mani nude, ottenendo così la mano di Lagherta dalla quale ebbe tre figli: un maschio e due femmine.

 

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In un altro testo, il manoscritto islandese anonimo Landnámabók ( abbreviato anche in Landnáma) viene descritto in dettaglio la conquista dell’Islanda da parte dei Vichinghi (IX e X secolo). In queste pagine appare anche la figura di Floki, navigatore vichingo, il primo ad aver raggiunto l’Islanda.

 

 

 

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Rollo nella serie televisiva è il fratello di Ragnar, ma nella realtà sembra non esserci nessun collegamento fraterno tra i due. La storia di Rollo, inoltre, sembra avere fondamenta storiche più valide rispetto alle altre precedentemente citate, le quali si basano anche su fatti raccontati nelle leggende nordiche.
Rollo, conosciuto con il nome di Rollone, è stato un condottiero normanno, conte dei Normanni e conte di Rouen (Francia).

Secondo la Saga di Harald Harfager, scritta dallo storico islandese Snorri Sturluson, Rollo era soprannominato “Il Camminatore” a causa della sua enorme stazza che non gli permetteva di usare nessuna cavalcatura. Più recentemente, però, si pensa che il soprannome sia dovuto al fatto che, prima di stabilirsi sulla Senna, abbia viaggiato parecchio andando dalla Scandinavia alle Isole Britanniche e approdando anche sulle coste del Mare del Nord.

Nonostante queste conoscenze, la serie televisiva non gli dà giustizia (almeno in questa prima stagione).

Nel corso delle puntate la presenza degli Dei di questo popolo nordico è costante. I più nominati sono:
Thor, Dio del tuono, del fulmine e della tempesta. Lo si sente nominare spesso soprattutto durante i viaggi in mare, quando le onde sono molto alte e le imbarcazioni le infrangono agitandosi pericolosamente. Figlio di Odino, è molto amato dai vichinghi, infatti si definivano il Popolo di Thor.
Odino è il Re degli Dei, il più antico, il creatore del mondo e di tutte le cose. È il dio della guerra (decide lui le sorti della battaglia, chi deve morire e chi deve vincere), della poesia (nelle leggende si narra che parlasse sempre in versi) e della magia (della quale è il patrono). Viene chiamato anche Dio Viandante e viene rappresentato con un cappello dalla tesa larga e un mantello. Possiamo vedere bene la sua figura nel primo episodio di Vikings dove appare come un anziano girovago vestito tutto di nero.
Freyja è considerata la dea dell’amore sessuale, della fertilità, della seduzione e della bellezza. Viene pregata dalle donne per concepire figli e in suo onore vengono svolti sacrifici per rendere fertile il terreno da coltivare.

La sigla di “Vikings” l’ho trovata spettacolare. L’inquadratura che guarda dai fondali marini verso la superficie, dove galleggiano le navi vichinghe è la mia preferita, tetra nella sua bellezza.
La colonna sonora è “If I had a Heart” di Fever Ray. La sua presenza nella mia playlist è stata fonte di ispirazione per la stesura di questo articolo.

Dexter

Recensione serie completa – 8 stagioni –

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“È la notte giusta e ne verranno altre, e altre ancora: deve succedere. Che bella notte, Miami è una città fantastica. Adoro la cucina cubana: i panini al maiale sono i miei preferiti, ma ora ho fame di qualcosa di diverso.”

Dexter Morgan. Ematologo forense, sezione omicidi della polizia di Miami

Aveva pochi anni quando sua madre è stata uccisa in modo atroce in un container, lasciandolo per giorni in mezzo a tutto quel sangue che imbrattava pavimento e pareti.
Harry Morgan, agente che seguiva il caso, decide di adottarlo. Dexter, però, non è un bambino come gli altri. L’ “oscuro passeggero” è presente dentro di lui, un istinto che è costantemente assetato… assetato di sangue.
Non sapendo come fare per mettere fine a questi impulsi del figlio, Harry decide di trovare il modo di incanalarli, insegnandogli un codice da seguire e rispettare.

“Sangue, certe volte mi rende nervoso, altre volte mi aiuta a controllare il caos. Harry, il mio padre adottivo, mi ha dato delle regole, sarebbe soddisfatto e lo sono anch’io. Harry era un grande poliziotto qui a Miami, mi ha insegnato a pensare come uno di loro, mi ha insegnato come coprire le mie tracce: io sono un mostro molto pulito. “

Le persone che vengono contrassegnate come vittime sono assassini, criminali, uomini scappati alla giustizia per qualche cavillo. Dexter ha un rituale tutto personale quando deve uccidere, prendendosi ogni volta un piccolo trofeo: un vetrino con sopra una goccia di sangue della vittima designata.
Nessuno sospetta della sua doppia vita, neanche la sorellastra Debra, detective e collega. Anche la fidanzata Rita è all’oscuro di tutto.

Nel corso delle puntate vedremo Dexter alle prese con lo scorrere della vita quotidiana, i suoi due “lavori” e sentimenti che pensava di non poter mai provare.
La sua voce fuori campo permette allo spettatore di entrare nella sua mente, conoscere i suoi pensieri e vedere le cose dal suo punto di vista, spesso freddo e distaccato. Parole profonde che fanno riflettere.

“Tutti noi abbiamo qualcosa che desideriamo ardentemente. Un bisogno che urla per essere soddisfatto. Alcuni di noi ottengono ció che vogliono e sono felici. Mentre altri non sono mai soddisfatti.”

Avvincente e mai banale. Le ultime stagioni mi hanno dato l’impressione iniziale di aver esaurito le idee però, mano a mano che assorbivo uno dopo l’altro i vari episodi, mi sono ricreduta.

Per il finale, invece, mi ero immaginata varie situazioni, nessuna delle quali ha corrisposto l’idea del regista. Meglio così!
La conclusione è stata soddisfacente, senza lasciare nulla in sospeso, però io continuo comunque a chiedermi: E adesso che succederà?

Buona visione!