Il GGG : il Grande Gigante Gentile

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“Era l’ora delle streghe: quando arriva l’orco, quando le persone spariscono. Le ragazze dicono che l’ora delle streghe è a mezzanotte. Secondo me, invece, è alle tre di notte, quando io sono l’unica ancora sveglia, come sempre, come adesso.
Mai scendere dal letto.
Mai avvicinarsi alla finestra.
Mai guardare dietro la tenda.”

Sophie è una bambina che vive in un orfanotrofio di Londra. Nel cuore della notte, non riuscendo a dormire, vede fuori dalla finestra un enorme gigante. Presa dalla paura corre a rintanarsi sotto le coperte ma la mano enorme dell’essere l’afferra e la porta via con se, nel Paese dei Giganti per evitare che la bambina racconti ai suoi simili della sua esistenza.
Il nome del gigante è GGG, acronimo di Grande Gigante Gentile: simpatico, buono e con un linguaggio strambo. Si nutre di cetrionzoli,  unici ortaggi che crescono nel suo mondo, dall’aspetto orribile e con un odore nauseabondo. Al posto dell’acqua beve lo sciroppio che con le bolle direzionate verso il basso, fa fare tanti petocchi. Con il suo retino va a caccia di sogni, donati poi ai bambini addormentati nel cuore della notte.
Ma nel paese dei giganti, il GGG è unico nel suo genere. I suoi simili sono dei veri mostri, essere giganteschi divoratori di bambini.
Sophia, insieme al GGG, elabora un piano per fare in modo di evitare la sparizione di altri bambini innocenti, arrivando a coinvolgere la regina di Inghilterra.

713BBKczbULQuesto film di animazione è del 2016, diretto e prodotto dal grande Steven Spielberg (regista di molti altri film tra cui E.T., Indiana Jones, Jurassic Park).
La storia è basata sul romanzo dello scrittore britannico Roald Dahl. Prima di questa recente versione, nel 1989 era stato prodotto un film di animazione, rilasciato in videocassetta con il titolo “Il mio amico gigante”.

Guardare questa rivisitazione sul grande schermo dopo tanti anni mi ha fatto emozionare. “Il mio amico gigante”, però, rimane il mio preferito non solo perché è un legame con la mia infanzia ma soprattutto perché è molto più inerente al libro, cosa a cui io tengo particolarmente.

Nel recente film appare un personaggio del quale non si legge tra le pagine del libro e ha cambiato un po’ la storia. Il personaggio in questione è un bambino umano che abitava con il GGG prima di Sofia ma è stato poi mangiato dagli altri giganti carnivori. L’unica rilevanza vera e propria che ha nella storia è la presenza nella sua stanza di un ritratto della Regina Elisabetta, oggetto che fa venire in mente a Sofia il piano contro i giganti divoratori di bambini. Oltre a questo porta solo un velo di tristezza inutilmente, una cosa che io non ho apprezzato.

Anche il passaggio nel mondo dei sogni è differente, utilizzando lo specchio d’acqua come una porta di ingresso per un altro mondo. Questo dettaglio, rispetto al precedente, ha dato un tocco magico ulteriore e con gli effetti dell’era digitale è stato reso alla perfezione, senza cambiare la storia.

Anche nel cartone è presente un’apparizione che non è frutto della hqdefaultmente di Dahl ma che mi avrebbe fatto piacere rivedere nel nuovo film. Si tratta di un piccolo roditore che vive nella casa del GGG. È un personaggio che non ha un ruolo fondamentale nella storia, appare solo in alcune scene ma la sua presenza ha donato un tocco in più di comicità e dolcezza.

Libro, cartone e film differiscono tutti in una cosa: il finale. Questo, però, lo lascio scoprire a voi… Buona lettura e buona visione!

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“Il mio amico gigante” -1989-

Classe: Arachnida Ordine: Amblypygi

Engorgio

“Harry Potter e il calice di fuoco”

Non so quante volte ho visto i film di Harry Potter e ogni volta che arrivo a questa scena mi chiedo sempre: ma quel ragno è reale oppure inventato?
So che suona un po’ strano ma io tendo ad essere molto curiosa e a concentrarmi su questi piccoli particolari. Dopotutto, trattandosi di film dove la magia e i mostri sono all’ordine del giorno, non si può dare nulla per scontato.

Curiosando sul web sono riuscita finalmente a dare una risposta alla mia domanda e, come avrete capito dal titolo, si tratta di un’aracnide appartenente all’ordine degli Amblypygi.

Amblypygi

Gli Amblypygi hanno largo cefalotorace, un corpo appiattito e sono privi di appendice caudale (non hanno la coda).
La maggior parte delle specie presenta otto occhi: un paio mediano e due gruppi da tre occhi posizionati lateralmente.
Hanno otto zampe ma per la locomozione ne usano solo sei. Il paio di zampe anteriore è usato soprattutto come antenne sensoriali, infatti sono molto più lunghe e sottili all’apice. Quando rilevano la presenza di una preda, la catturano e l’avvicinano ai pedipalpi, delle appendici composte da vari segmenti che presentano una superficie spinosa, adatta a immobilizzare la preda per poi essere mangiata. Questi pedipalpi possono essere o corti e tozzi oppure con una struttura più allungata.

Le prede preferite degli Amblypygi sono artropodi, ma in alcuni casi si è osservato che si nutrono anche di vertebrati.

Quando la femmina depone le uova, le trasporta in una tasca ventrale presente sul suo addome. Quando le uova si schiudono, i piccoli si arrampicano sul dorso della madre rimanendo attaccati fino alla loro prima muta. Se cadono prima del passaggio di questo periodo, non riusciranno a sopravvivere.

Nonostante il loro aspetto non sia molto carino, sono innocui per l’uomo in quanto non possiedono pungiglione o veleno.
Il nome Amblypygi significa “blunt ramp” (coda smussata) e sono anche definiti come whip spider (“whip” significa frusta, flagello ; “spider” ragno) o tailless whip scorpions (“tailless” significa senza coda e “scorpion” scorpione).

Dexter

Recensione serie completa – 8 stagioni –

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“È la notte giusta e ne verranno altre, e altre ancora: deve succedere. Che bella notte, Miami è una città fantastica. Adoro la cucina cubana: i panini al maiale sono i miei preferiti, ma ora ho fame di qualcosa di diverso.”

Dexter Morgan. Ematologo forense, sezione omicidi della polizia di Miami

Aveva pochi anni quando sua madre è stata uccisa in modo atroce in un container, lasciandolo per giorni in mezzo a tutto quel sangue che imbrattava pavimento e pareti.
Harry Morgan, agente che seguiva il caso, decide di adottarlo. Dexter, però, non è un bambino come gli altri. L’ “oscuro passeggero” è presente dentro di lui, un istinto che è costantemente assetato… assetato di sangue.
Non sapendo come fare per mettere fine a questi impulsi del figlio, Harry decide di trovare il modo di incanalarli, insegnandogli un codice da seguire e rispettare.

“Sangue, certe volte mi rende nervoso, altre volte mi aiuta a controllare il caos. Harry, il mio padre adottivo, mi ha dato delle regole, sarebbe soddisfatto e lo sono anch’io. Harry era un grande poliziotto qui a Miami, mi ha insegnato a pensare come uno di loro, mi ha insegnato come coprire le mie tracce: io sono un mostro molto pulito. “

Le persone che vengono contrassegnate come vittime sono assassini, criminali, uomini scappati alla giustizia per qualche cavillo. Dexter ha un rituale tutto personale quando deve uccidere, prendendosi ogni volta un piccolo trofeo: un vetrino con sopra una goccia di sangue della vittima designata.
Nessuno sospetta della sua doppia vita, neanche la sorellastra Debra, detective e collega. Anche la fidanzata Rita è all’oscuro di tutto.

Nel corso delle puntate vedremo Dexter alle prese con lo scorrere della vita quotidiana, i suoi due “lavori” e sentimenti che pensava di non poter mai provare.
La sua voce fuori campo permette allo spettatore di entrare nella sua mente, conoscere i suoi pensieri e vedere le cose dal suo punto di vista, spesso freddo e distaccato. Parole profonde che fanno riflettere.

“Tutti noi abbiamo qualcosa che desideriamo ardentemente. Un bisogno che urla per essere soddisfatto. Alcuni di noi ottengono ció che vogliono e sono felici. Mentre altri non sono mai soddisfatti.”

Avvincente e mai banale. Le ultime stagioni mi hanno dato l’impressione iniziale di aver esaurito le idee però, mano a mano che assorbivo uno dopo l’altro i vari episodi, mi sono ricreduta.

Per il finale, invece, mi ero immaginata varie situazioni, nessuna delle quali ha corrisposto l’idea del regista. Meglio così!
La conclusione è stata soddisfacente, senza lasciare nulla in sospeso, però io continuo comunque a chiedermi: E adesso che succederà?

Buona visione!

Come un uomo paralizzato è riuscito a muovere le mani

Nessuna pozione magica o incantesimo: qui si tratta di scienza e la scienza ha, ancora una volta, fatto una scoperta eccezionale. L’utilizzo di un microchip che “legge il pensiero”, per permettere ad un paziente paralizzato di tornare ad usare i propri arti.

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( http://www.biochronicles.net/news/paralizzato-cura-biotech/ )